Insegnare italiano agli
stranieri nel nostro Paese è una
giungla. Un labirinto di mancata preparazione e assenza legislativa.
Un ragazzo, arrivato in
Italia, viene inserito in una classe scolastica di norma di grado inferiore
rispetto alla sua età per gli ovvi problemi legati all’apprendimento della
lingua. A scuola non trova insegnanti con la giusta competenza a meno che non
abbiano privatamente acquisito una certificazione L2 per l’insegnamento
dell’italiano agli stranieri.
Anche qualora avessero
la competenza, il programma da portare avanti e i 25 ragazzi in media da
seguire sicuramente non permetterebbero ai docenti di dedicarsi come dovrebbero
all’alunno immigrato. Lo studente straniero ha bisogni diversi, anche se
l’apprendimento è veloce nulla è da ritenere scontato e la lingua è uno dei
primi passi per l’integrazione.
E’ così’ che in Italia
molto spesso si lavora in emergenza. Infatti, a coprire la drammatica esigenza
è soprattutto il privato sociale che con progetti e volontariato assicura il
giusto e doveroso “servizio”.
Lo Stato è il primo
latitante: il MIUR non considera l’insegnamento della lingua agli stranieri una
materia curriculare, lo reputa solo un problema senza riconoscere ai docenti
certificati DITALS alcuna professionalità, alcun punteggio in graduatoria, solo
un titolo culturale in più. Una qualifica, invece, che è sinonimo di studio, di
un tirocinio formativo, di conoscenze glottologiche e linguistiche necessarie
per l’insegnamento agli immigrati.
Ancora un’altra giungla
si apre per l’acquisizione della certificazione: nessuna formazione statale per
gli insegnanti, solo corsi privati o master con costi diversi a seconda del
miglior offerente.
A Roma è nata la “Rete
scuole migranti”, il punto di riferimento di una serie di associazioni che cerca
di rispondere alle varie richieste sul territorio mettendo in comunicazione le
diverse realtà. Contemporaneamente continua la battaglia del movimento
“Riconoscimento della professionalità agli insegnanti di italiano L2/LS” per
perorare la causa dei docenti “invisibili”.
Con la pubblicazione da
parte del MIUR nel Febbraio scorso delle nuove linee guida per l’accoglienza e
l’insegnamento ad alunni stranieri, la mancanza di una legislazione adeguata al
problema e l’assenza del riconoscimento della professionalità sembra una
contraddizione non da poco.
E’ da poco uscito nelle
sale con una difficile distribuzione il film “La mia classe” diretto da Daniele
Gaglianone e interpretato da Valerio
Mastrandrea, prodotto in collaborazione con RAICINEMA ma escluso dal palinsesto
a causa della mancata affinità con l’attuale politica aziendale, racconta con
grande lucidità le difficoltà e le ricchezze dell’insegnamento agli stranieri.
La lingua è unità, confronto e
condivisione. E’ da qui che si parte per l’integrazione, è così che si combatte
il pregiudizio.
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