RIFIUTI TOSSICI: PERSONAGGI, LUOGHI, NUMERI, OPINIONI


Discarica di Penitro






I PERSONAGGI


Carmine Schiavone: classe 1943, Casal di Principe, pentito, ex consigliere e amministratore clan dei Casalesi, cugino di Francesco alias Sandokan, figlio di un commerciante di agrumi e di una casalinga, anche lei Schiavone di cognome, ma del ramo delinquenziale della famiglia (sorella del padre di Sandokan). Da convinto fascista, nel 68 passa a Democrazia Cristina. Sposato, con figli. Titolo di studio: diploma in ragioneria. Ammesso al programma di protezione, è agli arresti domiciliari in espiazione di 20 anni di pena.


Prima condanna nel 64, arrestato nel 72 per tentata estorsione. Assolto e scarcerato dopo pochi mesi, apre centri Aima di raccolta prodotti ortofrutticoli per la trasformazione conserviera e si mette in affari con Iovine. Arrestato nel 77 per rapina, resta in carcere sei anni. Arrestato nell’83, in primo grado viene condannato a 18 anni per associazione mafiosa, ridotti in appello a 5. Il 6 luglio 1991 viene arrestato . Il 26 luglio ottiene gli arresti domiciliari (si è dato per cardiopatico), ma il 21 novembre, diventata definitiva la condanna a 5 anni per associazione mafiosa, si dà alla latitanza. È il luglio 92, in Sicilia sono stati ammazzati il giudice Falcone e Borsellino, e Carmine si prende il carcere duro. Nel maggio 1993 si pente, facendo sequestrare beni del clan per 2.500 miliardi. Dalle sue dichiarazioni nasce il processo “Spartacus”. Ammesso al programma di protezione dei collaboratori di giustizia, dopo due anni ha cambiato generalità. Ora vive con la moglie e il figlio più piccolo in una località segreta.


«Dal lunedì al venerdì sono impegnato nei vari processi, il sabato e la domenica cerco di lavorare quando ce la faccio. Ora tengo un po’ tutto abbandonato, perché sto da circa 8-9 mesi quasi fisso in video-conferenza o in processi. E penso che ancora per 15 anni sarà così Ancora ci sono 100 processi in Corte d’assise da fare, ditemi voi quando finirò».


Massimo Scalia: classe 1942, presidente della delegazione della commissione bicamerale sulle ecomafie che il 7 Ottobre 1997 ascolta Carmine Schiavone. Fondatore della Lega per l'Ambiente, ora Legambiente, delle Liste Verdi è stato tra i primi parlamentari eletti negli anni ottanta. Dopo l'esperienza nei Verdi è oggi tra i fondatori e i dirigenti nazionali degli Ecologisti Democratici e del Movimento Ecologista, docente di Fisica Matematica presso Università La Sapienza di Roma.


Cipriano Chianese: avvocato, definito l’inventore delle ecomafie in Campania, ha gestito tutto il traffico dei rifiuti, a capo per conto dei casalesi di un vero impero economico, nel 1994 si candidò alla Camera per Forza Italia e sfiorò l’elezione, più volte al centro di inchieste della magistratura partenopea a partire dal primo arresto nel gennaio 2006, trascorreva molti mesi all’anno nella sua villa del valore di 4 milioni di euro a Sperlonga di proprietà della moglie oggi sequestrata


Gaetano Cerci: geometra, appartenente al clan dei casalesi, titolare dell’azienda “Ecologia ‘89”, che trasporta e smaltisce rifiuti, braccio destro di Chianese, indicato da Schiavone come “il responsabile del traffico”, arrestato nel 2011


Giorgio Napolitano: Ministro degli interni all’epoca delle rivelazioni di Schiavone, allora venne molto criticato per non aver impedito la fuga all’estero di Licio Gelli dopo la pesante condanna per depistaggio delle indagini della strage di Bologna del 1980. Conosciuto come maestro venerabile della loggia massonica segreta P2, viene nominato da Schiavone come il gancio del traffico dei rifiuti ad Arezzo., uno dei riferimenti del factotum Cerci e Chianese.


I Politici: Schiavone ha una lunga lista di politici coinvolti tra cui spiccano Francesco De Lorenzo (sottosegretario al ministro della sanità dal 1983 al 1986, ministro all’ambiente 86-87, ministro alla sanità 89-93, coinvolto nello scandalo tangentopoli), Gava (ministro degli interni 89 – 90, già ministro delle finanze, negli anni 80 in procedimenti penali per coinvolgimenti in vicende di malaffare tra pubblica amministrazione e Camorra, nel 1993 accusato di ricettazione e associazione mafiosa), Vincenzo Scotti (più volte ministro, nel 1991 come ministro degli interni istituisce Direzione ministeriale antimafia, 1990 -1992 nel suo dicastero emana le leggi più importanti che permettono alle forze dell’ordine di combattere associazione mafiosa, negli anni 2000 coinvolto nell’indagine “Sale bingo”), Ciriaco De Mita (già presidente del Consiglio del Ministri, già presidente e segretario della DC, coinvolto nello scandali tangentopoli, terremoto dell’Iripinia, Parmalat e affari di clientelismo)


Le aziende: anche non nominate dal pentito vi invitiamo a consultare a questo link i nomi delle aziende che hanno sversato rifiuti tossici in Campani http://www.vocepertutti.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=947%3Acampania-ecco-alcune-aziende-che-hanno-sversato-rifiuti-tossici&Itemid=63


I NUMERI

Se è vero che la criminalità organizzata prende piede e potere dove ci sono i soldi, il traffico dei rifiuti è stato prima di tutto una questione di numeri: un profitto di 600 – 700 milioni al mese dallo smaltimento, esattamente 500 mila lire a fusto a fronte della spesa di circa di due milioni e mezzo dell’operazione regolare. Le amministrazioni, come quelle di Parete e di Aversa, davano al clan un tot a chilo di rifiuti e una percentuale mensile per lo smaltimento nelle loro discariche.


Dal 1990 nella cassa del clan sono entrati solo per la partita rifiuti 2-3 miliardi. Schiavone con le sue dichiarazioni ha fatto sequestrare allo Stato 2.200 miliardi ma “sono ancora pochi, i conti non tornano”.


106 i comuni della Provincia di Caserta coinvolti, i 240 ettari iniziali dell’ autostrada Caserta -litorale domizio che arrivano ben presto a 10000 ettari di terreno che nascondono rifiuti sotterrati, un concentrato di veleni.


2017, questo l’anno che avremmo dovuto aspettare se la Presidente della Camera Boldrini e la vice Sereni non avessero permesso la desecretazione dei verbali.


Ma è il numero 20 che ancora risuona nella mente di tutti e scatena la rabbia: “gli abitanti avranno forse venti anni di vita”. Gli stessi venti anni in cui il silenzio ha regnato.


I LUOGHI


Un traffico che ha segnato l’Italia intera. Le località nominate dal pentito Schiavone nel corso delle audizioni percorrono tutto lo stivale. Le delibere firmate riguardano comuni del Nord e del Sud: Massa Carrara, Arezzo, Genova, La Spezia, Pistoia, S. Croce sull’Arno, Milano per arrivare a Roma, Frosinone, Latina, Gaeta, Formia per non dimenticare Parete, Pianura, Napoli, Caserta, Aversa, zona Regi Lagni, Casapenna, Varcaturo, Tavernola, Castel Volturno, S. Maria Capua Vetere, Casal di Principe. Puglia, Calabria, Molise, Sicilia: le altre regioni nominate.

Affari che non si limitavano al confine nazionale: Spagna, Albania, Romania, Germania.


Luoghi che oggi portano un pesantissimo fardello in attesa di esami, indagini e documenti precisi.

LE OPINIONI

Abbiamo chiesto un’opinione a chi nell’associazionismo ogni giorno con opere di sensibilizzazione ed attività si spende per la lotta alla criminalità organizzata.

Osservatorio permanente sull'infiltrazione mafiosa e legalità nel Basso Lazio

come commentate il silenzio durato circa 20 anni?


Non si tratta di commentare o meno il silenzio. La verità e' che oggi in relazione alle problematiche dei rifiuti tossici la società civile apre gli occhi e si rende conto chiaramente delle connessioni Stato-mafia. Oggi, toccando interessi come la salute pubblica, ci si rende conto chiaramente della forza e della pericolosità di questa connessione. Cosa sarebbe la mafia se non ci fosse una politica direttamente o indirettamente agevolatrice?


Come valutate le dichiarazioni di Schiavone?

Schiavone e' un collaboratore di giustizia e le sue dichiarazioni, che sono le stesse di 20 anni fa sono state fatte per mero interesse personale, per ottenere benefici giudiziari che l'assetto normativo del nostro stato garantisce a chi collabora. Il suo unico merito ' se vogliamo usare questo termine, e' di aver dato mediaticita' alla problematica. E' stato acceso un faro che obbliga oggi più di ieri , a fare luce e sopratutto a operare fattivamente, in primis a livello normativo.

Come associazione antimafia cosa chiedete?


Una sola ed esaustiva parola: trasparenza.

Presidio Libera di Formia


Come commentate il silenzio durato circa 20 anni?


Il silenzio “assordante” che ha caratterizzato la posizione delle istituzioni negli ultimi vent'anni sull'affare rifiuti rievoca l'atteggiamento di una classe politica e di un'opinione pubblica che rincorre l'emergenza e chiede a gran voce rimedi e soluzioni immediate, costi quel che costi, dopo aver coscientemente ignorato il problema.


Libera è sicuramente dalla parte delle popolazioni che in Campania, nella “terra dei fuochi”, sono scese in piazza, unica vera novità nell'attuale clima di confusione e di smarrimento, senza padrini politici e senza bandiere, a reclamare il proprio diritto alla salute, ma non per questo la nostra associazione cavalca l'ondata di sdegno per lanciare proclami e dettare comunicati alla stampa, approfittando della visibilità mediatica di questi giorni.


Noi continuiamo a lavorare e a denunciare come abbiamo sempre fatto in tempi non sospetti, mentre tanti altri tacevano, così come abbiamo fatto nel 2010, quando don Tonino Palmese, referente di Libera per la Campania, smascherava l'ipocrisia delle istituzioni che riversavano i rifiuti nel parco del Vesuvio ignorando, o fingendo di ignorare, che la criminalità organizzata prosperava, e lo fa ancora oggi, sull'emergenza rifiuti approfittando dell'inefficienza della macchina amministrativa all'interno di un sistema di collusioni tra camorra e politica.


Che le “mani sulla città” del film di Rosi si fossero spostate già dagli anni ottanta sul ciclo dei rifiuti emergeva già dalle deposizioni rese in sede di interrogatorio dagli affiliati del clan Galasso dinanzi all'allora giudice Roberti, ora procuratore antimafia, come denunciava al tempo il referente di Libera, e questa nuova politica della camorra trovava, purtroppo, consensi e connivenze in larghi strati dell'establishment locale e nazionale.


Oggi vengono fuori retroscena inquietanti che riportano la memoria alla politica di collaborazione con il regime somalo di Siad Barre, quando l'Italia esportava armi e rifiuti tossici verso il corno d'Africa - su cui indagava Ilaria Alpi, che ha pagato la vita per questo - per risolvere il problema dello smaltimento degli scarti di lavorazione delle nostre industrie, salvo trovare più conveniente, in tempi più recenti, trasformare la Campania e, temiamo, la provincia di Latina nella nuova discarica d'Italia e d'Europa.


Se invece i vent’anni di silenzio si riferiscono a Carmine Schiavone, la risposta più semplice è quella di chiederlo a lui. Tuttavia, c’è una inesattezza sostanziale anche in questo. Non è vero che il cugino di Sandokan abbia taciuto sinora; ha parlato, è vero, davanti alla Commissione Antimafia, che solo davanti al furore mediatico si è decisa a desecretare le sue rivelazioni, ma aveva già interrotto il suo periodo di silenzio quattro anni fa, quando in un’intervista rilasciata al quotidiano romano “il Tempo”, aveva detto più o meno le stesse cose quantificando in 5 milioni il numero di vittime da immolare “per lo sversamento dei rifiuti”. Non si tratta di inedite rivelazioni eclatanti, ma di elementi che era possibile acquisire attraverso i verbali degli interrogatori; quello che è cambiato è la cassa di risonanza che ha avuto a disposizione dopo le interviste rese a SkyTg24.






Come valutate le dichiarazioni di Schiavone?






Nel 2009 il capo clan parla perché, testuali parole, si dichiara deluso “non dai magistrati ma da altri dello Stato” e spara a zero sui familiari che l’hanno venduto e sulla politica che “si serve della criminalità, perché nei momenti opportuni le scarica le colpe addosso”.


Perché oggi torna a farlo? Io sulle motivazioni e sulla reale consistenza delle dichiarazioni, già note, lo ripeto, agli inquirenti e agli organi giudiziari, a cui lascio l’onere del riscontro, non entro in merito, ma ritengo che il tutto risponda ad esigenze pretamente personali.






Come associazione antimafia cosa chiedete?


Allineandomi al pensiero già espresso dal procuratore antimafia Roberti, ritengo che il problema andasse affrontato a metà degli anni novanta, quando, purtroppo, poteri locali e centrali sottovalutarono il problema. Oggi “sappiamo chi ha inquinato e cosa ha sversato” e non resta altro che avviare una seria bonifica dei territori, evitando che chi ha lucrato sull’interramento dei rifiuti possa farlo nuovamente nel corso dell’opera di risanamento.


In parole povere, confidiamo nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine affinché facciano il loro dovere con serietà, costanza e intransigenza e giungano a colpire non solo la manovalanza ma anche la mente del crimine, quella che con un termine abusato ma quanto mai concreto definiamo come la “cupola dei colletti bianchi”.


In ogni caso non dobbiamo mai dimenticarci che accanto ai “rifiuti tossici” anche l’emergenza lavoro, la morsa del gioco d’azzardo, la destinazione dei beni confiscati, la lotta alla corruzione, gli sbarchi dei migranti, la dispersione scolastica, ecc., sono strumenti attraverso i quali le mafie prosperano ed inquinano, con la loro presenza, l’economia del Paese, i nostri diritti, le nostre speranze: in parole povere, la nostra dignità ed il futuro dei nostri figli. Questo non possiamo permetterlo.


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