DISABILI E SPIAGGE: GOLFO FUORI LEGGE


Una questione è certa: il nostro golfo non rispetta le norme di accessibilità al mare per i diversamente abili.
Domenica mattina, litorale di Gianola, spiaggia libera: ragazzo su una sedia a rotelle con genitori anziani arenato sulla sabbia alla fine della passerella, in tre persone lo aiutano ad arrivare al bagnasciuga per posizionare l’ombrellone. La stessa scena è usuale vederla in prossimità delle discese a mare di Vindicio o di Scauri. Gaeta, per fortuna, nella maggior parte delle spiagge libere presenta le passerelle ma non in pvc e, di conseguenza, non facilmente percorribili da disabili e sedie a rotelle.
E’ chiaro che cittadini con problemi motori non possono raggiungere agevolmente il bagnasciuga, e meno che mai entrare in acqua. Le nostre spiagge sono ancora piene di ostacoli e di barriere architettoniche e soprattutto mancanti di quegli adeguamenti strutturali, previsti dalla normativa vigente che permetterebbero ai diversamente abili “la visitabilità della spiaggia pubblica” e soprattutto “l’effettiva possibilità di accesso al mare” (Decreto Ministro dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236, di attuazione della Legge 9 gennaio 1989, n. 13 - Circolare Ministero della Marina Mercantile 23 gennaio 1990 – Circolare Ministero della Marina Mercantile 25 marzo 1992 - Legge 4 dicembre 1993, n. 494).
Chi si trova in condizioni di disabilità e non può permettersi economicamente di affittare un ombrellone con un lettino in uno stabilimento privato troverà, oltre alla discesa a mare altri disagi: assenza di servizi igienici e impossibilità dell’accesso in acqua.
Qualora ci trovassimo davanti ad un diversamente abile particolarmente fortunato, anche la vita nei nostri lidi balneari non è facile: molti non hanno accesso adatto ma solo scalini, una passerella inadeguata per le sedie a rotelle, senza parlare dell’assenza di bagni o docce a norma.
Ma vediamo, carte e numeri alla mano, precisamente perchè il nostro golfo non rispetta le norme. La legge n.104 del 5.12.1992 promuove la piena integrazione della persona diversamente abile nella collettività: un sedicenne paralizzato su una sedie a rotelle che non può in piena estate andare a mare a Gianola, a Vindicio o a Scauri o a Gaeta sarà pienamente integrato? L’art. 8 della stessa legge prevede di “ridurre stati di esclusione sociale ed interventi diretti ad eliminare o superare le barriere fisiche ed architettoniche”: le nostre amministrazioni comunali o i privati che hanno in concessione gli arenili hanno alzato un dito? La Legge n.13 del 9.01.1989 prevede le "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche": qualcuno le ha seguite? Non ci pare. Il Ministero della Marina Mercantile ha emesso la Circolare n. 259 del 23 gennaio 1990 che estende l'applicabilità delle norme sull'accessibilità anche agli stabilimenti balneari, obbligando così i concessionari ad “apprestare almeno una cabina ed un locale igienico idoneo ad accogliere persone con ridotta od impedita capacità motoria o sensoriale, nonché di rendere la struttura stessa «visitabile» nel senso specificato dall'art. 3 punto 3.1 del Decreto n.236/1989, soprattutto in funzione dell'effettiva possibilità di balneazione, anche attraverso la predisposizione di appositi «percorsi orizzontali»”: vi risulta l’esistenza di quanto prevede questa legge nella maggior parte dei nostri stabilimenti? Attendiamo segnalazioni. La stessa circolare, inoltre, “obbliga i concessionari di spiagge pubbliche ad offrire una dotazione di base sufficiente a garantire la visitabilità delle loro strutture”: facciamo parte dell’Italia? Il concetto è questo: non basta essere a norma grazie al simbolo posto su un bagno o una discesina accanto agli scalini ma garantire la completa accessibilità. Le nostre amministrazioni si sono poste almeno il problema? I vigili svolgono periodicamente dei controlli? Effettuano sanzioni ai lidi inadempienti? La legge esiste per essere rispettata e la nostra è davvero una triste realtà.

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