Una crepa gigante nell’asfalto, squarci sul palazzo, un cancello
abbassato di 30 cm: non sembrano essere fatti all’ordine del giorno
senza che sia avvenuto un terremoto o qualsiasi altra calamità naturale
eppure a Formia, anzi nel quartiere di Castellone, sembra proprio di si.
Una parrucchiera in un giorno qualunque entra nel suo negozio allocato
lungo la strada che conduce alla zona collinare Pagnano e S. Maria La
Noce di Formia e trova una crepa nel pavimento: le fondamenta hanno
ceduto. Sabato alle 14:30 nei piani più alti anche le altre tre famiglie
residenti nello stesso condominio risultano essere in casa, giungono
sul posto gli uomini del commissariato di Polizia di Formia e i vigili
del fuoco della stazione di Gaeta. Una crepa di circa tre metri
nell’asfalto e una di pari misura sulla struttura con conseguente
inclinazione della palazzina: la situazione risulta grave, gli abitanti
insieme ai proprietari delle due attività commerciali, il parrucchiere
ed una lavanderia, sono stati fatti evacuare. Mentre si stanno
verificando le cause, ancora oggi sono ospiti in albergo fino a nuove
disposizioni. Questi
i fatti. Le cause? Le fonti ufficiali spiegano che gli accertamenti e i
relativi rilevamenti sono ancora in corso: si parla di una perdita
d’acqua, di infiltrazioni trascurate nel tempo, delle vibrazioni
provocate dal passaggio dei treni della tratta Roma – Napoli nella
galleria sottostante. Leggendo la notizia sui giornali il primo pensiero
corre ai cittadini che da un giorno all’altro si trovano senza casa, ad
un problema da non sottovalutare data la zona densamente popolata ed un
intero parco di palazzine ed appartamenti collocato dietro la struttura
in questione. Con queste preoccupazioni cerchiamo di avere maggiori
informazioni con l’obiettivo di dare voce alle vittime del disastro: gli
abitanti della palazzina. Riusciamo a recuperare il numero telefonico
di una delle famiglie lì residenti. “Io non abito nel palazzo”: risponde
la nostra interlocutrice. “Ne è sicura signora? La persona che la
conosce e ci ha dato il numero ci ha confermato che abita in quella
struttura”. “Io non so niente” e la linea cadde. Giustifichiamo il
comportamento della nostra testimone con un possibile scetticismo nei
confronti del mondo dell’informazione, con lo spavento per l’accaduto,
con la possibile paura di “essere messo in mezzo” chissà per quale
strano motivo e andiamo avanti nella nostra indagine alla ricerca di
qualche testimonianza. Un palazzo rischia il crollo e nessuno sembra
sapere nulla. Andiamo a prenderci un caffè al bar in piazza: “ho letto
sul giornale del palazzo crollato: ma cosa è successo?”. “Una crepa …
sinceramente non lo so… non sono andato a vedere. Ora però gli abitanti
sono in albergo”. Ancora con le pagine del taccuino bianche andiamo a
sciacquare i panni in Arno e ci rechiamo di fronte al palazzo
“incriminato”. Alcuni operai e impiegati sono impegnati nei rilevamenti e
nei controlli. “Salve, possiamo chiedere qualche informazione
sull’accaduto? Quali pensate siano le cause? Ed ora come intendete
provedere?”. “No. Non può stare qui. Deve andare via”. Il tutto mentre
alcuni abitanti erano lì presenti, le macchine circolavano
tranquillamente verso la piazza e qualcuno addirittura assisteva ai
rilevamenti. Noi gli unici a dover evacuare? Rispettosi ci allontaniamo,
veniamo seguiti da due simpatici cittadini che ci segnalano di
fotografare la crepa sul muro. “Ma questa crepa è proprio tra un palazzo
e l’altro … Come mai non sono stati fatti evacuare entrambi?”. “Non lo
sappiamo”. “Non vi siete mai accorti prima di sabato di cosa stava
succedendo?. “ In realtà da una settimana avevamo notato questa crepa
nell’asfalto che mano a mano si apriva e tutto sembrava abbassarsi.
Addirittura una signora cercò di entrare con la macchina nel cancello e
sentì quasi cedere il terreno”, ci raccontano. “Dicono che sia dovuta ad
un’infiltrazione o al passaggio dei treni”. “ Non lo sappiamo. Stanno
verificando”. I due signori abitano proprio nel parco dietro alla
palazzina dove si è aperta la crepa nell’asfalto e non appena chiediamo
chi pagherà i danni e i necessari lavori di ristrutturazione rispondono:
“il Comune e Trenitalia stanno cercando si scaricare il barile su
Acqualatina”. “Ma chi è il proprietario dello stabile?”. “Questo è del
padre del vicesindaco Assaiante”, assessore all’urbanistica aggiungiamo
noi.
Un palazzo in una via abitata con tre famiglie dentro, due locali
frequentati, una strada davanti con autovetture che circolano ad ogni
ora rischia il crollo. Nessuno sembra sapere niente o addirittura che
non si sia niente da sapere. Fare polemica non era nelle nostre
intenzioni, raccontare la versione dei fatti di chi vive di fatto una
difficoltà si. Non sappiamo i motivi per cui oggi questo articolo forse
non vi ha raccontato nulla di nuovo ma sicuramente vi abbiamo
documentato uno strano silenzio.
Pubblicato su www.forumnews.it
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