FREEZING FISH: “IL NOSTRO PANETTONE SE LO SONO GIA’ MANGIATO”


“I somari litigano e i barili ci rimettono”: questa la sintesi perfetta secondo un dipendente della Freezing Fish s.p.a di quanto sta accadendo all’azienda formiana “condannata” allo sgombro per fare spazio alla nuova stazione marittima prevista presso il Molo Vespucci. Venti dipendenti, duemila metri quadrati, un fatturato in attivo, esportazioni in Italia ed all’estero, decine di famiglie che mangiano grazie alla pesca, alla lavorazione e al trasporto del pesce, cinquanta anni di esperienza, dal 21 Maggio 1962 per essere precisi, che tra 90 giorni vedrà tutto sfumare per un conflitto d’interessi in cui la politica ci mette e come lo zampino. Uno stabile che sicuramente fa gola a molti ma di cui la contraddizione tutta italiana potrebbe farne il proprio simbolo. Mentre il governo si mobilita per l’aiuto alle piccole e medie imprese per far ripartire l’economia, mentre nel golfo tra Pozzi Ginori, Sorriso sul mare, Italcraft e così via la situazione non è delle migliori una delle poche, se non l’unica azienda, con un fatturato in attivo, che ha saputo crescere e mantenere i propri clienti viene magicamente costretta a chiudere i battenti. Alla base della contraddizione questioni burocratiche: “da anni il proprietario si è proposto di pagare il canone al demanio purchè si trattasse di una somma giusta e coerente. Non si è mai trovato un accordo ed è iniziato l’iter burocratico ancora in corso”, ci spiegano i dipendenti. In sostanza lo stabile costruito dal privato sorge su suolo di demanio pubblico; negli ultimi quindici anni è andata avanti la battaglia legale per trovare l’accordo sulla somma che il privato dovesse dare al pubblico. Cause su cause non hanno mai portato alcun risultato. Oggi, quindi, all’atto pratico l’azienda risulta giacere su suolo pubblico abusivamente: perché in questi anni non si è approfittato delle fidejussioni che addirittura la proprietà aveva versato? Già bolliva in pentola qualche progetto più grande? Se avessero accettato le fidejussioni oggi l’operazione di “sfratto” non sarebbe stata possibile. Alla richiesta di un accordo alla proprietà è stata fatta la proposta assurda di un canone di più di un milione di euro che ovviamente non potrà mai essere pagata per salvare l’azienda. Alla richiesta di spiegazioni dal Municipio rispondono che la responsabilità si deve attribuire alla cattiva gestione del privato. La contraddizione non finisce qui: la sentenza di sgombro è stata subito esecutiva mentre ancora aspetta di vedere la luce la decisione definitiva sulla questione del canone. Se quest’ultima dovesse essere positiva per l’azienda tutte le carte tornerebbero in tavola ma nel frattempo come è possibile che si sgombri uno stabile che ancora aspetta di sapere quanto deve pagare? Di fatto il 20 Novembre uomini in giacca e cravatta, uomini in divisa in pompa magna hanno fatto “irruzione” nell’azienda, manco per l’arresto di 20 latitanti, per prendere possesso dello stabile e prorogando solo di tre mesi la concessione, il tempo per smontare le attrezzature e sgombrare il gigantesco capannone. Tiriamo le somme di quanto ci è costato tutto questo: venti lavoratori fissi e famiglie tra novanta giorni non sapranno come campare, la parte pubblica ha perso quindici anni di canone o di fidejussioni, sono stati spesi soldi e soldi per le procedure legali, pescatori, trasportatori e clientela avranno ovviamente danno economici non quantificabili, un’altra azienda di casa nostra chiuderà i battenti, soldi pubblici sono stati spesi per la spedizione punitiva di presa di possesso, si blocca un giro di denaro ed economia non indifferente nel periodo natalizio di maggiore incasso. Intanto negli uffici della Freezing Fish sono i dipendenti, le “vittime” di questo sfacelo, a parlare: “Tutto è stato fatto senza pensarea i lavoratori. Dopo un anno di cassa integrazione cosa faremo? Ci hanno distrutti moralmente. Il nostro panettone se lo sono già mangiato! Il nostro Natale è già finito! Abbiamo lavorato per una vita onestamente e con tanti sacrifici per noi e per le nostre famiglie e questo è il risultato! Al di là delle ragioni politiche ed amministrative noi vogliamo essere tutelati”.
E sono proprio i barili che ci rimettono ….

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