“Scusi! Ci porta l’acqua?”; “Ehi tu! Ma ci senti?”, “Ragazzo! Ci vuole ancora molto?”: entrando in un locale cerco di mettermi dei panni del tipo con i pantaloni neri e la camicia bianca che serve ai tavoli alias “il cameriere”. Molto sudato, scarpe comode, divisa inconfondibile, tremila voci diverse che frullano nella testa, un papillon al collo, un blocchetto nel taschino e l’apri bottiglie nell’altro. La maggior parte dei camerieri in sala sono giovani, giovanissimi, pochi adulti che per lo più li indirizzano e prendono quelle che in gergo di chiamano “comande”(gli ordini). Un potere della penna alternativo! Questo il ritratto di una realtà sociale interessante e dilagante nel nostro territorio: soprattutto giovani e giovanissimi studenti che per pagare l’università o racimolare qualcosa durante il periodo estivo vengono “assunti” a week end o chiamati a giornata per servire ai tavoli. “Molti datori di lavoro e proprietari sfruttano l’entusiasmo e la voglia di lavorare dei giovani tenendo conto che hanno anche delle agevolazioni fiscali”, ci spiega uno dei giovani intervistati. Chiediamo quanto prende a serata: “in realtà dipende dal ruolo e dalla carica, se sei uno chef de range o un comì. Il secondo prende 30 euro a sera contributi pagati, quando sei fortunato”. Diversi dei giovani che si sono dimostrati disponibili a condividere la loro esperienza ci raccontano di ristoranti e pub che assumono per giorni di prova che poi diventano mesi e mesi senza retribuzione: “per non perdere il lavoro uno cerca di stringere i denti. Essendo giovani senza altre esperienze il più delle volte se ne approfittano”. Con l’estate ormai alle spalle è tempo di bilanci: le stime parlano di 350-500 mila lavoratori irregolari tra baristi, camerieri, impiegati nel settore della ristorazione e del turismo assunti a nero pur di lavorare. Paolo Pennesi, il direttore generale per l'Attività ispettiva del ministero del Lavoro, ha tenuto a precisare che soprattutto negli ultimi mesi i controlli da parte degli ispettori sono aumentati. Ecco cosa ne pensa uno dei nostri intervistati: “No, i controlli non bastano. La legge è troppo fragile per controllare una macchina illegale così perfetta si dovrebbe iniziare a controllare chi le fa le leggi!”. Secondo l’ispettore un duro colpo al lavoro a nero sono stati i contratti a chiamata o accessori che hanno regolarizzato in maniera più flessibile e semplificata la situazione di quei camerieri, ad esempio, che vengono chiamati solo per il weekend o per la cerimonia di turno. Secondo la riforma del lavoro voluta dal Ministro Fornero dallo scorso Luglio il contratto a chiamata vale per i giovani come meno di 24 anni e gli adulti sopra i 55 anni. Il datore di lavoro ha il semplice obbligo di comunicare tramite fax o e-mail alla direzione territoriale del lavoro competente la chiamata del lavoratore. Chiediamo ai nostri amici camerieri cosa ne pensano: “Non serve, anzi è servito solo a raggirare ancora di più la tutela legale dei lavoratori”. Un altro sembra essere più soddisfatto: “Io ho questo tipo di contratto. Il mio datore di lavoro è molto disponibile e comprende che ancora sto studiando”. Anche sulla paga sembra essere discordante con il suo collega: “Prendiamo 80 euro per circa dieci ore lavorative”. All’obiezione sul motivo di tutta questa differenza rispetto ad altri ci spiegano che ognuno fa come vuole, dipende dal datore e dal locale. “Io ho lavorato anche per 25 euro a sera”, ci dice un altro. Basta fare due chiacchiere con 5/6 camerieri di diverse età e di diversi locali per rendersi conto che lo statuto dei lavoratori, i contratti base nazionali sono un optional. La fa da padrone la regola della conoscenza interessata, dell’accordo alla buona. Qualcuno (uno su sei), però, ha notato un cambiamento: “questa estate ho visto che qualcuno ha iniziato ad avere più paura. La percentuale di lavoratori irregolari è diminuita”. Goccia destinata a diventare mare? Vita da cameriere.
Nessun commento:
Posta un commento