NEL LIMITE C’E’ IL DI PIU’: IL RAGGIO DI SOLE DI RUKJE


Nel maggio del 2006 venne ricoverata, presso l' "Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano" di Roma, una ragazza albanese di nome Rukije per un intervento molto delicato all'arto inferiore destro. Quarantacinque anni, capelli neri lunghissimi, uno sguardo pieno d'infinita dolcezza, accanto suo marito che a stento riusciva a comprendere la lingua italiana. Da qui nascerà quella che oggi è una grande fonte di speranza. Esattamente una settimana fa durante il nono appuntamento per la disabilità “Nel limite c’è di più” organizzato dall’Associazione Emmanuel Onlus 2000, ho avuto il piacere di ascoltare Monica Morelli e Renato Sichera. Due eroi dei nostri tempi che non sono né giapponesi, né finti maghi guaritori né mostri verdi ma un uomo e una donna che un giorno hanno avuto il piacere di incontrare quella ragazza albanese di nome Rukje. La quarantacinquenne dai capelli scuri doveva subire l’amputazione di un arto proprio come era successo a Monica; era grande il suo terrore e la sua paura per il dolore e le conseguenze dell’operazione. Solo chi come lei aveva provato sulla sua pelle il terrore e la paura poteva davvero capirla. Monica era la persona giusta. "Con Monica posso ridere e scherzare... perchè non serve che le parli dei miei dolori... lei ci è passata, li conosce... questo mi dà la serenità e la forza di parlare d'altro con lei!", affermava Rukje. Oggi quella ragazza albanese non ce l’ha fatta ma ha lasciato una grande eredità: la sua fede nuziale come riconoscimento per la vicinanza e l’amore che le era stato dimostrato ed un’associazione che oggi porta il suo nome, “Rukje, un raggio di sole” di cui proprio Monica è la presidente. Ho ascoltato la loro storia senza fiatare: “Mi chiamo Renato. Avevo un bel lavoro, tre figli quando ho scoperto di avere un tumore osseo che mi avrebbe portato alla quasi certa invalidità”, “mi chiamo Monica, ho avuto tre tumori, mi è stata asportata la massa, amputato un arto ma sono ancora qui”. Chiunque avrebbe giudicato le loro vite una tragedia, una sciagura, un dramma eppure erano lì davanti a me su due poltrone a raccontare quanto “di più” il limite ha saputo portargli. “Ho capito che la vita non è fatta di braccia o di gambe ma di amore. Si può dare e ricevere indipendentemente dagli arti”. Oggi Renato e Monica grazie alla loro associazione operano come volontari nello stesso reparto di ortopedia oncologica dove sono stati ricoverati: da pazienti ritornano lì con il camice per dare conforto e sostegno a chi adesso sta passando lo stesso dramma. Sono portatori di speranza per chi pensa di non farcela, di non poter avere più figli, di non potersi più alzare, di non poter più vivere. Spesso i medici e gli infermieri non bastano, sentire e vedere davanti ai propri occhi chi ce l’ha fatta da forza e determinazione. L’Associazione Rukje aiuta i pazienti ad affrontare l’eventuale cambiamento della propria esistenza; li supporta alla consapevolezza del nuovo stato e stimola il percorso di recupero; testimonia le nuove opportunità a partire dalle esperienze vissute e li accompagna in una sicuramente nuova dimensione di vita. Oggi la vita di Monica e Renato è sicuramente diversa ma illuminata dal raggio di sole che Rukje ha saputo portare tra i loro limiti.

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