Il paradosso dell'epoca della globalizzazione, cattive abitudini, sprechi insostenibili, mancanza di organizzazione e lungimiranza, assoluta assenza di rispetto: chiamatelo come volete ma è quanto accade ogni giorno nei nostri supermercati. Secondo la legge e la normativa europea gli esercizi commerciali sono obbligati a fine giornata a gettare i prodotti freschi rimasti invenduti. E’ così che ogni giorno finiscono nei bidoni chili di pane, panini, pizza, cornetti, dolci e chi più ne ha ne metta. Non solo una realtà dei grandi ipermercati ma anche la singola bottega di città non è da meno: “ecco la pizza che mi è rimasta e queste tre buste di freselle le getto nel sacco e le lascio in laboratorio o se le porta il capo per darle ai suoi cani o vanno completamente buttate. In realtà d’inverno gli avanzi li regaliamo alla Caritas ma d’estate è chiusa e così buttiamo tutto”, ci racconta la commessa di un panificio di Scauri. Eppure neanche “l’alimentazione animale” è consentita dalla normativa europea. Donarlo alla Caritas o ad altre associazioni benefiche? Le 240mila tonnellate di alimenti che restano invendute nei retrobottega dei punti vendita per un valore di oltre 1 miliardo di euro, che potrebbero sfamare 600.000 cittadini con tre pasti al giorno per un anno non possono essere donate ai poveri salvo nei casi in cui non intervengano organizzazioni specializzate come Last Minute Market. Grandi supermercati del nostro golfo vivono in questo paradosso della globalizzazione. Oltre ai prodotti rimasti invenduti si uniscono al carrello dello spreco anche la merce con la confezione rovinata: omogeneizzati rimasti senza cartone ma assolutamente buoni e con il vasetto di vetro intatto, i pacchetti di gomma usciti dal pacchetto famiglia. Quanti bambini potevano essere sfamati dai vasetti senza cartone? Lo stesso vale per la frutta e la verdura leggermente macchiata o più matura o meglio non bella da vedere che viene ovviamente scartata e gettata. Discorso a parte per i prodotti in scadenza. Una settimana o dieci giorni prima viene tolta dagli scaffali e destinata al cassonetto. In questi dieci giorni una casa famiglia potrebbe sfamare tutti i suoi piccoli ospiti. Ai prodotti di genere alimentare si aggiungono i casalinghi ed ogni altro oggetto: un piatto leggermente scagliato, due forchette spaiate rispetto al pacco o un vassoio con un piccolo difetto di fabbrica vengono automaticamente esclusi dalla vendita. Fino a qualche tempo fa era usuale notare nei supermercati il cosiddetto “taglio prezzo”: uno sconto sui prodotti in scadenza. Ora anche questo piccolo ma intelligente accorgimento è diventato sempre più raro. Quale potrebbe essere la soluzione? Dando per scontato che è assurdo non poter direttamente donare i prodotti ad associazioni, realtà e caritas locali mediante convenzioni e accordi con i privati e l'eventuale grande catena, perché non prendere contatti con iniziative come quella del Banco Alimentare? La rete del BA ha tra le principali fonti di approvvigionamento dei prodotti che mette, poi, a disposizione degli enti caritativi proprio la grande distribuzione organizzata, una realtà in costante crescita nel panorama economico italiano. Della serie basta volerlo, basta crederci.
Nessun commento:
Posta un commento