Articolo pubblicato su www.forumnews.it il 23/05/2012
Non servono numeri per affermare un dato di fatto: i senza tetto che dormono sui nostri marciapiedi, sulle panchine nelle piazze, nel sottopassaggio della stazione sono aumentati. Che sia stata una scelta di vita o meno, che siano vestiti di stracci o meno, che emanino un cattivo odore o meno, che non siano un bel vedere per le nostre città o meno, che si mostrino restii ad essere aiutati o meno, che usino le elemosina per una bottiglia di birra o per un panino sono sempre uomini e come tali hanno diritto ad essere assistiti. Come e cosa il nostro golfo offre in tal senso? L’ospitalità non è solo nei riguardi dei turisti, anche in quel caso non siamo proprio al top ma questa è un’altra storia. A Formia c’è la sede della Caritas che offre un alloggio, un pasto caldo, servizi igienici, vestiario a chiunque ne abbia bisogno ma basta per l’intero comprensorio? Cosa fare dunque? Diverse potrebbero essere le soluzioni. Ad esempio usufruire dei fondi del “Piano Povertà” della Regione Lazio approvato dalla giunta alla fine del 2011 che prevede, tra gli altri finanziamenti, 1,8 milioni di euro per il potenziamento delle strutture che erogano i servizi di mensa, oltre 1 milione di euro per l’accoglienza notturna, circa 500mila euro per il sostegno familiare, i Centri di Ascolto per favorire l’incontro e il contatto fra persone in difficoltà e nuclei di volontari e progetti formativi per il reinserimento sociale dei giovani con disagio, 850 mila euro per l’attivazione del Banco Alimentare e dell’Emporio della solidarietà.
Anche la legge italiana invita a considerare la situazione dei senza tetto: sia la legge 1228 del Dicembre 1954 sia il regolamento anagrafico del 1989 sanciscono il diritto di chi è senza fissa dimora ad iscriversi all’anagrafe della città che li ospita. I mezzi e le opportunità per regolarizzare e migliorare le condizioni di vita dei barboni ci sarebbero ma, come spesso accade, il problema è culturale. Si ha la strana sensazione che favorendo l’integrazione dei senza tetto si aiuti chi non lo merita, chi ha scelto la via più facile e chi conduce uno stile di vita poco condivisibile al contrario di chi ha sempre lavorato per portare avanti una casa. Chi è così perfetto da poter giudicare? Quanti hanno avuto il coraggio di chiedere ad un senza tetto perché è senza tetto? Centri di ascolto, di assistenza, di servizio che siano anche pronti a sensibilizzare la popolazione sarebbero un primo passo per poi arrivare al collocamento, ai servizi igienici e alla residenza. In queste settimane la città di Latina si è confrontata con la protesta dei senza tetto a causa della chiusura del dormitorio, arriverà il momento in cui anche il nostro golfo dovrà porsi qualche domanda.
Nessun commento:
Posta un commento